Intervista a Riccardo Corbucci (Pd): “Ecco la mia ricetta per Roma”

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Lei è candidato nelle liste del Pd per il consiglio comunale di Roma, in ticket con Giulia Tempesta. Ci fa un ritratto personale e politico?

Sono nato a Roma a Montesacro, sono laureato in sociologia, ho conseguito un master in diritto amministrativo e scienze dell’amministrazione e sono giornalista. Mi occupo di comunicazione pubblica e privata e dal 2009 al 2020 ho lavorato al Consiglio della Regione Lazio e per due anni alla Camera dei Deputati nella Commissione Innovazione Tecnologica. Quando mi chiedono cosa faccio, però, di getto rispondo sempre politica, perché credo fermamente che per candidarsi ad amministrare una città come Roma serva esperienza, preparazione amministrativa e tanta passione. Per dieci anni sono stato consigliere ed assessore nel III Municipio, mentre negli ultimi cinque ho prima coordinato il Forum Legalità del PD Roma e poi la segreteria del Partito Democratico di Roma. Da amministratore ho denunciato per primo i miasmi dell’impianto di trattamento dei rifiuti mal funzionante di via Salaria, poi distrutto da un incendio. Ho difeso da una possibile speculazione edilizia la collinetta verde alle spalle di Piazza Minucciano. Da Presidente del Consiglio del III Municipio siamo stati i primi ad approvare un regolamento che consente ai cittadini di presentare direttamente in consiglio atti di iniziativa popolare, mentre da assessore al bilancio ho promosso il bilancio partecipato, per decidere con i cittadini come impegnare le risorse stanziate dal Comune di Roma. Tra le tante battaglie fatte, nel 2008 ho guidato quella per il rispetto della legalità e per la confisca del Salaria Sport Village di Settebagni. Dopo dodici anni di processi finalmente il centro sportivo più grande di Roma è diventato pubblico e sarà acquisito al patrimonio di Roma Capitale. In questi anni di opposizione ho continuato a lavorare costruttivamente per la difesa dei diritti dei più deboli, per una mobilità integrata e sostenibile e per la valorizzazione dell’impatto sociale generato dalle tante realtà associative, che contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei cittadini della mia città.

Quali i punti programmatici a cui tiene di più: quale la ricetta per rilanciare la città di Roma?

La Roma che vorrei deve essere una città accesa, rapida e inclusiva. Tutto il contrario di come è stata ridotta adesso. Governare Roma vuol dire trovarsi di fronte a sfide globali difficili che nei prossimi anni avranno ripercussioni importanti sul nostro modo di vivere e sul futuro delle prossime generazioni. Sfide che possono – e anzi devono – essere opportunità. Il cambiamento climatico è la più grande minaccia del secolo. Perciò sarà necessario compiere scelte radicali per ridurre le emissioni di anidride carbonica, rinunciare all’uso della plastica, portare a zero il consumo del suolo, fare ricorso a fonti energetiche rinnovabili, investire sul riciclo dei rifiuti e favorire il riuso, promuovere la mobilità sostenibile ed aumentare esponenzialmente il numero di alberature, per arrivare ad avere delle vere e proprie foreste urbane. La mia promessa è che su questi temi saremo radicali. Roma deve diventare la città dello sviluppo sostenibile, coniugando l’intraprendenza delle nuove generazioni – alle quali dobbiamo offrire opportunità di crescita e ricchezza – con i saperi delle generazioni che le precedono, alle quali dobbiamo garantire, laddove necessario, occasioni di riconversione professionale e sostegno per quelle attività che rappresentano la storia di Roma.

Un giudizio sulla giunta uscente della sindaca Raggi. Fiducioso che Gualtieri possa diventare il prossimo primo cittadino di Roma?

Roma è una città più sporca, nonostante si paghi la tassa sui rifiuti più alta d’Italia. Più lenta con fermate della metro chiuse e autobus che prendono fuoco. Più spenta con meno illuminazione e meno spazi di socialità e cultura. Meno inclusiva, perché si riducono i servizi per le persone che sono in difficoltà e ogni anno ci si dimentica dell’emergenza freddo. Più povera, perché il covid ha ampliato le disuguaglianze e l’amministrazione non ha fatto nulla per portare le risorse e gli investimenti utili a creare lavoro. Per queste e molte altre ragioni sono convito che i romani possano decidere di scegliere come Sindaco Roberto Gualtieri. Gualtieri è un top player. Di quelli che fanno girare un’intera squadra e ti portano a ottenere risultati inaspettati. Lo dico con la consapevolezza di chi ha avuto l’onore di conoscerlo in questi anni e di lavorarci nel periodo più difficile per il nostro Paese. Il suo programma per Roma è una proposta robusta, seria e soprattutto realizzabile, frutto di un lavoro di studio, analisi e programmazione. È una visione di città da qui a dieci anni, un orizzonte di cui Roma ha assolutamente bisogno per poter rinascere. 

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