ZINGARO PORTA IN SCENA AL TEATRO ARCOBALENO “IL MISANTROPO” DI MOLIERE

Da venerdì 8 a domenica 17 maggio, al Teatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico) di Roma, Vincenzo Zingaro porta in scena la sua innovativa versione de Il Misantropo di Molière, di cui ha curato l’adattamento e la regia, che lo vede protagonista nel ruolo di Alceste. Al suo fianco Annalena Lombardi, Giovanni Ribò, Piero Sarpa, Laura De Angelis, Fabrizio Passerini, Rocco Militano, Sina Sebastiani, Paolo Oppedisano. Musiche di Giovanni Zappalorto; costumi di Emiliana Di Rubbo; scene di Vincenzo Zingaro; luci di Giovanna Venzi. Produzione Compagnia CASTALIA (Centro di Produzione).

Il Misantropo di Molière è una delle più grandi commedie di tutti i tempi. Un capolavoro di drammaturgia che scandaglia l’animo umano con straordinaria sensibilità. Un inno alla sincerità e alla purezza contro il perbenismo, la superficialità e la corruzione. Alceste, il protagonista, incarnando l’utopia di un mondo più giusto e vero, ci fa riflettere sulla difficoltà dei rapporti dell’individuo con i propri simili, con la società, con la persona amata.

Nell’originale e fantasiosa messinscena di Vincenzo Zingaro, la vicenda prende vita in una dimensione onirica che ci permette di addentrarci nell’immaginario di Alceste, fino a svelarne la sua natura più intima, attraverso una varietà di registri (dal comico, al brillante, al sentimentale, al drammatico), in continua alternanza, elaborando tutti gli elementi della ricchezza drammaturgica di Molière. In questo gioco di contrasti, la figura di Alceste appare sospesa fra il bisogno di “esserci”, per gridare la propria indignazione contro una società fatta di maschere, ipocrita e corrotta e il bisogno di “ritirarsi” in solitudine.

La sua misantropia è il cortocircuito di un’anima nobile che si scontra con un mondo artificiale che non accetta, sotto la quale si cela un intimo ideale di fratellanza e di umanità. La sua incapacità di mediare lo condanna, così, all’impossibilità di realizzare il suo sogno d’amore con Selimene, legata alla mondanità che lui disprezza. Difficilmente un’opera tanto lontana dal nostro tempo riesce a parlare di noi in maniera così incisiva e “contemporanea”, spingendoci ad affrontare gli interrogativi più scottanti del nostro essere uomini, soprattutto in questa era di disorientante transizione.