ROMAEUROPA FESTIVAL TORNA ALL’AUDITORIUM CON TRE GRANDI CONCERTI

Tre giorni, tre grandi concerti, tre protagonisti della scena musicale internazionale che attraversano linguaggi, geografie e immaginari sonori differenti. Da martedì 15 a giovedì 17 settembre Romaeuropa Festival torna nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone con tre appuntamenti realizzati in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Ad aprire la tre giorni, martedì 15 settembre, sarà Fatoumata Diawara con Massa live, seguita mercoledì 16 settembre dal Philip Glass Ensemble, diretto da Michael Riesman, con l’esecuzione dal vivo della partitura di Powaqqatsi, secondo capitolo della trilogia cinematografica Qatsi di Godfrey Reggio e Philip Glass. A chiudere il trittico, giovedì 17 settembre, sarà l’elettornica visionaria del padre della techno Jeff Mills e l’arpista svizzera Kety Fusco con The Trip to Vega, viaggio sonoro e visivo proiettato verso la stella più brillante della costellazione della Lira.

Artista magnetica, capace di far ridere, commuovere e danzare il pubblico, Fatoumata Diawara utilizza la musica come strumento di libertà e consapevolezza. Fuggita dal Mali a diciannove anni per scrivere il proprio destino, oggi – a quarantatré anni – continua a interrogare la società celebrando al tempo stesso la sua doppia vita di artista e madre. Una figura centrale della musica africana che ha conquistato l’attenzione internazionale grazie alla sua voce e alla capacità di fondere la tradizione musicale del Mali, suo Paese d’origine, con linguaggi sonori attuali

Da pochissimo è tornata con un nuovo album, Massa (che in lingua bambara significa “l’Eterno” o “Dio”), intenso e potente, in cui affronta temi come la maternità, la fede, la memoria e la capacità di convertire le difficoltà in nuova consapevolezza, trasformando esperienze personali e riflessioni sulle fragilità della società in un racconto dal respiro universale. L’album contiene inoltre un commosso omaggio al padre scomparso. Un album che amplia il suo mondo sonoro, intrecciando la tradizione maliana con sonorità contemporanee sotto la direzione artistica dell’icona pop francese -M-, in un equilibrio tra radici e sperimentazione.

Attrice, cantautrice e chitarrista, nel corso della sua carriera ha collaborato con nomi di primo piano della musica mondiale, tra cui Bobby Womack, Herbie Hancock, Tony Allen, Roberto Fonseca, Oumou Sangaré, Blick Bassy e Damon Albarn, e ottenuto due candidature ai Grammy. Le sue canzoni, scritte e interpretate in bambara, mantengono continuità con le radici del suo Paese, affrontando spesso temi legati alla condizione femminile e alle dinamiche sociali del contesto in cui è cresciuta, come la denuncia dei matrimoni combinati in età giovanile e dell’infibulazione, esperienze da lei stessa vissute.

La seconda serata allarga lo sguardo al dialogo tra culture e tradizioni musicali del mondo con Powaqqatsi. Completato nel 1988, Powaqqatsi – neologismo coniato dal regista Godfrey Reggio nella lingua amerindia hopi per a significare “vita che si alimenta consumando altre vite” – prosegue la riflessione del regista statunitense sul rapporto tra umanità, sviluppo e trasformazione globale, spostando lo sguardo verso il Sud del mondo e le tensioni tra culture tradizionali e modernizzazione.«Powaqqatsi», afferma Reggio, «è un’impressione, un’indagine su come la vita stia cambiando. Tutto qui. È deliberatamente privo di giudizi. Gli spettatori sono liberi di trarre le proprie conclusioni. Il film sottolinea ciò che ci accomuna come comunità globale».

La pre-produzione ebbe inizio nel settembre del 1985 con una spedizione di cinque mesi dedicata alla ricerca delle location. La troupe visitò dieci Paesi distribuiti su cinque continenti (selezionando ambientazioni urbane e rurali capaci di dare forma visiva ai temi del film.

Per documentarsi e sviluppare la colonna sonora, Philip Glass si recò in Perù, Brasile e Africa occidentale. L’opera segna un passaggio significativo nel suo percorso: alla struttura ipnotica e modulare che caratterizza il suo linguaggio si affianca un ampliamento timbrico e ritmico, con colori orchestrali più stratificati e l’apertura a suggestioni provenienti da tradizioni musicali extra-occidentali. La partitura segnò un’evoluzione rispetto ai suoi lavori precedenti grazie all’impiego di numerosi strumenti tradizionali, di un coro di voci bianche ispano-americano e all’integrazione di ritmi africani, latinoamericani, indiani e mediorientali. Alla registrazione della colonna sonora parteciparono oltre novanta musicisti e cantanti.

«Per me questo ha significato esplorare la musica indigena proveniente da molte parti del mondo che fino ad allora mi erano sconosciute – ha dichiarato Philip Glass –. In un certo senso, quest’opera rappresenta la prima sintesi tra il mio stile musicale e le tradizioni della musica del mondo».

La partitutra di Powaqqatsi  sarà eseguita live dal Philip Glass Ensemble (PGE) che sotto la direzione di Michael Riesman  riunisce i principali interpreti della musica di Philip Glass. Nel 1968, Glass fondò il PGE a New York come laboratorio per la sua musica. Il suo scopo era sviluppare una pratica esecutiva in grado di rispondere alle inedite esigenze tecniche e artistiche delle sue composizioni. Pioniere di questo approccio, il PGE divenne una fonte creativa fondamentale per Glass, e i suoi membri restano interpreti inimitabili della sua opera.

Il terzo e ultimo appuntamento spinge idealmente il viaggio oltre i suoi confini, nello spazio. Giovedì 17 settembre, il padre della techno Jeff Mills incontra l’arpista svizzera Kety Fusco in The Trip to Vega, un viaggio sonoro e visivo verso Vega, la stella più brillante della costellazione della Lira. Due universi musicali apparentemente lontani – l’elettronica visionaria e futuristica di Mills e la ricerca di Fusco sulle possibilità espressive e timbriche dell’arpa – si incontrano così in un progetto che trasforma il concerto in una vera e propria odissea cosmica. Un viaggio di sola andata alla volta di Vega, la quinta stella più luminosa del cielo notturno, in cui il suono diventa strumento di esplorazione e immaginazione. Alle propulsioni futuristiche della musica di Jeff Mills e alle traiettorie sonore disegnate dall’arpa di Kety Fusco si affianca una dimensione visiva pensata per creare l’illusione di un paesaggio planetario: un’illuminazione progressivamente più intensa e due schermi trasparenti scendono lentamente sul palco fino a formare un drappeggio.