Salute: giornata obesità, P. Paganini “serve una nuova prospettiva. La sfida è nel costruire politiche di equilibrio”.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, Pietro Paganini, Prof. alla Temple University di Philadelphia e Presidente di Competere, e il Prof. Michele Carruba, Presidente del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità e Presidente del Comitato Scientifico di Competere, a margine della presentazione del libro “Obesità. Istruzioni per ribellarsi – La via mediterranea per equilibrio, longevità e libertà di scelta”, invitano a ripensare radicalmente l’approccio alle politiche pubbliche sull’obesità. “Serve una nuova prospettiva. Le politiche adottate finora non stanno producendo i risultati attesi” dichiarano. “Secondo l’OMS, l’obesità è più che raddoppiata a livello globale dal 1990. In Europa oltre il 50% degli adulti è in sovrappeso e circa uno su cinque è obeso. È uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, tumori e altre patologie croniche non trasmissibili, responsabili di oltre il 70% delle morti” sottolineano Paganini e Carruba che aggiungono “l’impatto economico è enorme: a livello globale l’obesità genera quasi 4 trilioni di dollari di costi sanitari diretti. In Italia il costo stimato è di almeno 13,34 miliardi di euro l’anno per il Servizio sanitario nazionale, cifra che può raddoppiare includendo le spese sostenute direttamente dai cittadini. Circa il 74% dei costi-sottolineano-deriva dalle ospedalizzazioni e le malattie cardiovascolari assorbono quasi il 50% della spesa. Ai costi sanitari si aggiungono quelli indiretti legati a perdita di produttività e assenteismo, che rappresentano circa il 40% dell’impatto economico complessivo”.
Negli ultimi anni, tuttavia, “le strategie di prevenzione si sono concentrate prevalentemente sull’etichettatura fronte pacco (come il Nutri-Score), tassazione di singoli nutrienti (come la sugar tax), classificazioni dei cibi in base al grado di trasformazione, restrizioni pubblicitarie e riformulazioni obbligatorie.L’assunto è semplice-spiegano Carruba e Paganini- intervenire sugli ingredienti o sui processi industriali per ridurre l’obesità. Ma l’obesità non è un problema di un singolo nutriente, del processo industriale o di una categoria alimentare. È una condizione complessa che dipende dall’interazione tra fattori biologici, comportamentali, ambientali e sociali.L’essere umano è una macchina termodinamica: non conta solo ciò che si introduce, ma anche ciò che si spende. Eppure il crollo del dispendio energetico legato alla sedentarietà, al lavoro digitale e alla drastica riduzione del movimento quotidiano rimane spesso marginale nel dibattito pubblico”.
L’esplosione del tempo trascorso sui social media e sulle piattaforme digitali “ha trasformato radicalmente le abitudini quotidiane, riducendo l’attività fisica spontanea, alterando il sonno e incidendo sui comportamenti alimentari. Ignorare questa dimensione significa affrontare solo una parte del problema”. L’obesità è dunque “una perdita di equilibrio. Non solo nutrizionale, ma di stile di vita”. Carruba e Paganini propongono di recuperare il metodo della dieta mediterranea non come insieme di ricette o come demonizzazione di ingredienti, ma “come ricerca dinamica dell’equilibrio tra alimentazione, movimento, convivialità e benessere mentale. Occorre superare un’ideologia della nutrizione che rischia di trasformare categorie ampie e poco definite, come i cosiddetti cibi trasformati, in strumenti di stigmatizzazione. Le politiche pubbliche devono ampliare lo sguardo, integrare movimento, ambiente digitale e responsabilità individuale, e puntare sull’educazione”.
La sfida per loro “non è penalizzare nutrienti o industrie, ma costruire politiche basate su evidenze scientifiche solide che aiutino le persone a ritrovare equilibrio, salute e libertà di scelta. Le nuove tecnologie offrono oggi opportunità straordinarie: intelligenza artificiale, dispositivi wearable, strumenti di monitoraggio continuo e nutrizione di precisione possono supportare percorsi personalizzati più efficaci e sostenibili. La prevenzione del futuro non può essere ‘one size fits all’-ribadiscono Pietro Paganini e Michele Carruba- ma deve valorizzare la personalizzazione e l’empowerment. Anche i farmaci, come il GLP-1, rappresentano strumenti importanti, quasi rivoluzionari, soprattutto nei casi più gravi, ma non possono sostituire educazione, consapevolezza e responsabilità. La prevenzione resta prima di tutto una questione culturale” concludono