M. BOLDRIN (ORA!): L’ALTO NUMERO DI IMMIGRATI NON E’ DESTINO MA SCELTA LEGISLATIVA

IMMIGRAZIONE, M. BOLDRIN (ORA!): L’ALTO NUMERO DI IMMIGRATI NON E’ DESTINO MA SCELTA LEGISLATIVA. PER GESTIRE MEGLIO PARTIAMO DA CRITERI RAZIONALI. BOSSI-FINI? PARADOSSO BUROCRATICO CHE COSTRINGE A LAVORARE SENZA DOCUMENTI

“Gli eventi di Ceuta e la crescita di un movimento politico globale che fa della cacciata dei migranti il proprio cavallo di battaglia impongono di ragionare seriamente sul tema, con uno sguardo al problema di fondo: gestire in modo vantaggioso per l’Italia i grandi flussi migratori in corso nel mondo. Lasciarsi andare alla retorica secondo cui dobbiamo assolutamente chiudere le porte all’immigrazione produrrebbe conflitti insanabili e il collasso di una parte del paese”, così sui suoi social il segretario nazionale di ORA!, Michele Boldrin, a proposito della gestione dei flussi migratori. E prosegue “il problema demografico esiste. Quello della sicurezza pure. Ma non coincidono. I reati vanno perseguiti con maggiore severità: servono una serie di profonde riforme che noi di ORA! abbiamo articolato ripetutamente in questi mesi, a partire dall’edilizia carceraria, la riforma del c.p.p. e un ridisegno del ruolo delle forze di polizia (locale e nazionale) nella lotta alla microcriminalità”. Ma le problematiche sollevate dall’immigrazione sono secondo Boldrin “ben più vaste della pura sicurezza nelle città. Sugli irregolari dire ‘sono irregolari, quindi criminali, quindi da cacciare’ significa ignorare che in Italia l’irregolarità è in larga parte prodotta dalla legge. La Bossi-Fini crea un paradosso burocratico che costringe migliaia di persone a lavorare senza documenti” spiega. “Se adottassimo meccanismi simili a Spagna, Germania o Canada, il numero di irregolari crollerebbe e potremmo più facilmente separare il grano dal loglio”. Quindi, per il segretario di ORA! “l’alto numero di irregolari non è un destino: è una scelta legislativa. Li creiamo noi, gestendo male i flussi di lavoro in entrata. Chi deve essere considerato irregolare va deciso con criteri razionali, non perché il sistema gli ha impedito di regolarizzarsi. Se vogliamo gestire seriamente i quasi 6 milioni di residenti di origine straniera-conclude-partiamo dai numeri. Non dagli slogan”.