FOOD FOR PROFIT, PAGANINI: «LA TRASPARENZA NON PUÒ ESSERE A SENSO UNICO. NESSUNO È GUARDIANO DELLA VERITÀ»

FOOD FOR PROFIT, PAGANINI: «LA TRASPARENZA NON PUÒ ESSERE A SENSO UNICO. NESSUNO È GUARDIANO DELLA VERITÀ»

«Le notizie emerse sui finanziamenti legati alla realizz exazione di Food for Profit sollevano interrogativi che meritano risposte chiare. Non spetta a noi stabilire se vi sia stato un conflitto di interessi, ma questa vicenda ricorda un principio fondamentale: chi chiede trasparenza agli altri deve essere disposto a praticarla per primo».

Lo dichiara il Prof. Pietro Paganini, presidente di Competere, commentando quanto riportato oggi dalla stampa sul documentario Food for Profit.

«Difendere il giornalismo d’inchiesta significa difenderne il metodo: indipendenza, verifica delle fonti, pluralità delle evidenze e trasparenza sugli interessi in campo. Non esistono guardiani del tempio della verità, né qualcuno può attribuirsi il diritto di decidere preventivamente chi rappresenti il bene e chi il male».

«Lo abbiamo visto con l’olio di palma e lo vediamo oggi con gli alimenti ultra-processati, il Nutri-Score e gli allevamenti: troppo spesso questioni scientifiche complesse vengono trasformate in battaglie morali, individuando un nemico e sacrificando la complessità alla ricerca di visibilità, protagonismo e profitto».

«Criticare le imprese quando i fatti lo giustificano è necessario. Demonizzare interi settori è un’altra cosa. Dietro quelle imprese ci sono lavoratori, agricoltori, allevatori, ricercatori e imprenditori che investono in sicurezza, innovazione, benessere animale e sostenibilità e che non possono essere messi sul banco degli imputati per appartenenza a una categoria».

«La regola deve essere la stessa per tutti: imprese, politica, giornalisti, ONG e attivisti. È anche la regola del metodo scientifico: dubbio, evidenze, confronto e possibilità di confutazione. Più giornalismo d’inchiesta, più trasparenza e più scienza. Meno tribunali morali. Perché la trasparenza, se è un valore, deve valere per tutti», conclude Paganini.