Municipio V, sì alla mozione contro l’islamofobia — Cammerino (Europa Verde/AVS): “Far convivere le comunità è responsabilità di tutta la politica, non di una parte. “C’è chi sul degrado costruisce follower e guadagni, ma non muove
un dito per risolverlo
Roma, 28 settembre 2026— Il Consiglio del Municipio Roma V ha approvato [con 13 voti favorevoli, 7 contrari] la mozione contro l’islamofobia e per la tutela della libertà religiosa sul territorio. L’atto impegna a una completa ricognizione degli spazi destinati all’esercizio collettivo del culto, ai fini della loro messa in sicurezza e regolarizzazione urbanistica, e sollecita una disciplina organica dell’edilizia di culto. Un provvedimento particolarmente rilevante in un Municipio in cui oltre il 18% dei residenti è di origine straniera, con la comunità bangladese come la più numerosa.
A illustrare e sostenere la mozione in aula è stata la consigliera Eva Vittoria Cammerino (Europa Verde), che ha respinto le accuse di chi chiedeva al Consiglio di “tornare ai problemi veri”.
“Questo che stiamo discutendo è una questione territoriale importante “, ha dichiarato Cammerino. “Oltre il 18% dei residenti del nostro Municipio è di origine straniera. Essere residenti non è un dettaglio burocratico: significa avere qui la propria dimora abituale, lavorare qui, mandare i figli a scuola qui, pagare le tasse qui. Sono cittadine e cittadini del Municipio V a tutti gli effetti, e occuparsi della loro sicurezza e della loro convivenza pacifica è occuparsi del problema che definirà il futuro di questo territorio.”
Al centro dell’intervento, il nodo tra sicurezza e odio. “A Tor Sapienza io c’ero, ho sfilato con i cittadini per chiedere più sicurezza, perché quelle richieste sono sacrosante e io non lascio soli i residenti”, ha affermato la consigliera. “Ma una cosa è chiedere sicurezza, un’altra è gonfiare l’odio. Chiedere sicurezza significa indicare un problema e cercarne la soluzione. Gonfiare l’odio significa prendere la paura vera dei cittadini e usarla come benzina per additare un nemico. Il degrado e la dipendenza non hanno passaporto: la siringa abbandonata alla stazione può finire in mano al figlio di chiunque. Chi affronta la sicurezza cercando un capro espiatorio etnico non toglie una sola dose dalla strada: è ingiusto ed è inefficace.”
La consigliera ha voluto poi denunciare esplicitamente chi lucra sulla rabbia dei cittadini: “Viviamo in un’epoca di seminatori d’odio, e ho imparato che chi semina odio spesso ci guadagna, anche molto: follower, visibilità, denaro. Penso a certi influencer del degrado: si fanno raccontare il disagio di un quartiere, compaiono in manifestazione come se l’avessero organizzata loro, e il giorno dopo cosa fanno? Un video. Punto. Un amministratore, invece, quando si sveglia prova in coscienza a risolvere quel problema: forse ci riesce, forse no, ma si sporca le mani. C’è chi sul degrado costruisce follower e guadagni ma non muove un dito per trovare una soluzione, perché per lui la rabbia dei cittadini non è un problema da risolvere: è un modello di business. E quando si specula sulla rabbia, a rimetterci è la democrazia. E quando muore la democrazia, muore per tutti, senza distinzione alcuna.”
Cammerino ha poi richiamato la tutela delle donne e la Convenzione di Istanbul: “L’atto richiama l’articolo 42: nessun reato di violenza può essere giustificato in nome della cultura, della tradizione, della religione o del cosiddetto onore. Noi siamo i primi a dire no ai matrimoni forzati e no a ogni forma di violenza sulle donne. Proprio per questo non accetto le strumentalizzazioni: chi deride il capo coperto di una donna musulmana sta deridendo anche il velo delle nostre religiose. Il rispetto o vale per tutti i simboli religiosi, o è ipocrisia.”
Un passaggio è stato dedicato al valore della laicità: “Vengo dalla scuola radicale e per me la separazione tra potere politico e potere religioso è una radice. ‘Libera Chiesa in libero Stato’ significa tutte le Chiese e tutte le comunità di fede libere, nessuna esclusa. È un principio nato proprio qui, con la Breccia di Porta Pia. La tolleranza religiosa non è un’ideologia di parte: è il patrimonio comune della nostra civiltà, dall’Impero Romano all’Illuminismo, fino alla Dignitatis Humanae del Concilio Vaticano II.”
Sul cuore politico dell’atto, la consigliera ha spiegato: “La clandestinizzazione di fatto dei luoghi di preghiera è, prima ancora che una questione di diritti, una questione di sicurezza pubblica. La regolarizzazione trasparente è la vera politica di sicurezza: un luogo regolare è un luogo che si conosce e si controlla. Vale lo stesso principio per la regolarizzazione dei migranti, penso alla fila di via Salviati ancora oggi lì ogni mattina: dalla regolarità passano i diritti e i doveri, dalle tasse alla scolarizzazione. E ci poniamo una domanda scomoda: chi pagherà le nostre pensioni tra dieci anni? Vincerà chi saprà trasformare questa sfida in un’opportunità, non chi la usa per raccogliere consenso sulla paura.”
In chiusura, l’appello all’intero Consiglio: “Ci sono ancora oggi Paesi eternamente in guerra per motivi religiosi. Finché saremo maggioranza in questo Municipio, non permetteremo che questo accada sul territorio che rappresentiamo. La politica ha una responsabilità che non è di maggioranza contro opposizione, ma di tutti: far convivere pacificamente le comunità e garantire benessere per tutti.”
Ecco il testo corretto in stampatello minuscolo, con le maiuscole nei punti necessari:
“Giordano Di Vetta, co-portavoce Verdi AVS Municipio V: La destra di governo, che ha gli strumenti per occuparsi dei problemi reali del territorio come la sicurezza a Tor Sapienza e la presa in carico sanitaria della crack house di via Tallone, lascia i problemi dove sono e prova a lucrare politicamente sul disagio, bloccando il Consiglio su una semplice mozione contro i crimini d’odio. I Verdi di Roma e AVS rimangono a fianco dei comitati, contro il degrado e ogni speculazione politica degli influencer che bloccano lo svolgimento democratico dei lavori d’aula da settimane.evita.vittoria.cammerino88