DA SALERNO A ROMA: FERNANDO MANGONE RACCONTA LA CITTÀ ETERNA ATTRAVERSO LA PITTURA
Oltre 60 opere a Palazzo Englefield, sede dell’UPTER, per un viaggio tra storia, memoria e contemporaneità. L’artista campano rilegge Roma attraverso il colore e la sua personale visione
Roma entra nella pittura di Fernando Mangone con un progetto che attraversa la storia della capitale e, nello stesso tempo, ripercorre una parte importante della vicenda artistica del pittore originario di Altavilla Silentina. A Palazzo Englefield, sede dell’Università Popolare di Roma, sono esposte oltre 60 opere dedicate alla Città Eterna. È una Roma osservata da prospettive diverse, nella quale monumenti, piazze, palazzi, paesaggi e simboli diventano elementi di una narrazione pittorica fatta di colore, materia e immaginazione. Il percorso parte dalle origini della città e dal mito, attraversa la Roma antica e il Rinascimento, incontra i grandi protagonisti della storia dell’arte e arriva alla capitale moderna. Michelangelo, Raffaello, Bernini e Caravaggio diventano riferimenti di una rilettura nella quale il passato non viene semplicemente riprodotto, ma trasformato attraverso un linguaggio contemporaneo.
“Roma rappresenta per me una città particolare perché appartiene alla mia storia artistica e personale – racconta Fernando Mangone –. Sono partito dalla Campania, da Altavilla Silentina, e il mio percorso mi ha portato a confrontarmi con città e realtà artistiche diverse. Roma è stata una tappa fondamentale, un luogo nel quale ho iniziato a costruire il mio linguaggio.”
Il rapporto con la capitale nasce infatti negli anni della formazione dell’artista. Dopo gli studi e le esperienze tra Napoli, Catanzaro e Firenze, Mangone ha vissuto e lavorato tra Firenze e Roma, proseguendo successivamente il proprio percorso anche all’estero, in Olanda e a Berlino.
Un itinerario fatto di viaggi, incontri e contaminazioni che non ha mai cancellato il legame con la terra d’origine.
“La Campania rimane il punto da cui tutto è iniziato – aggiunge l’artista – e credo che ogni artista porti con sé le proprie origini anche quando attraversa il mondo. Nel mio lavoro ci sono i luoghi che ho visto, le città che ho conosciuto e le persone che ho incontrato, ma c’è sempre anche la memoria della mia terra.”
Ed è proprio il rapporto tra radici e viaggio a caratterizzare il progetto romano. La pittura di Mangone non si limita alla veduta, ma cerca ciò che si nasconde dietro l’immagine: la storia, le emozioni, i simboli e le trasformazioni di una città che continua a cambiare. Il colore assume un ruolo centrale. Le architetture diventano forme e visioni, i paesaggi urbani acquistano una dimensione quasi fantastica e la realtà viene filtrata attraverso una tavolozza intensa e personale. Tra le opere dedicate alla capitale emerge anche la Lupa Capitolina blu, rilettura di uno dei simboli più conosciuti di Roma, già protagonista del percorso artistico del MAM di Buccino, il museo creato da Mangone nel territorio salernitano.
La mostra romana si inserisce nel percorso culturale promosso dalla Fondazione Arte Mangone ETS, presieduta da Anna Coralluzzo, impegnata nella valorizzazione dell’opera dell’artista e nella realizzazione di iniziative capaci di mettere in relazione arte, territorio, memoria e contemporaneità.
“La Fondazione nasce con l’obiettivo di custodire e valorizzare il percorso artistico di Fernando Mangone, ma anche di costruire occasioni di incontro tra l’arte e i territori – sottolinea Anna Coralluzzo –. Il progetto dedicato a Roma rappresenta proprio questa possibilità: partire dalle radici campane per confrontarsi con una città che appartiene alla storia e all’immaginario collettivo.”
Per la presidente Coralluzzo, il legame tra Altavilla Silentina e Roma assume quindi un significato che va oltre la semplice esposizione.
“Roma è una città che permette di attraversare epoche e linguaggi diversi. Attraverso la pittura di Mangone possiamo mettere in dialogo la memoria, la storia dell’arte e una sensibilità contemporanea, portando nel cuore della capitale anche la storia di un artista nato in Campania.”
La città, nella visione di Mangone, non è però soltanto memoria. Diventa anche uno spazio aperto al futuro, una “Open Polis” nella quale storia, cultura, ambiente e comunità possono incontrarsi. Il patrimonio del passato viene così messo in relazione con una nuova idea di città, capace di trasformarsi senza perdere la propria identità. Il progetto di Palazzo Englefield diventa quindi un viaggio dentro Roma, ma anche dentro la pittura di Fernando Mangone. Dalla leggenda di Romolo e Remo ai grandi monumenti, dal Rinascimento alla capitale d’Italia, dal Vaticano al Tevere, fino ai paesaggi della Roma contemporanea: ogni immagine diventa occasione per raccontare una città che continua a offrire nuovi significati.
Roma diventa così tela, colore e racconto: una città antica che, attraverso lo sguardo dell’artista, continua a reinventarsi.