Vingiani: “La magistratura onoraria: numeri, parole e una realtà che fatica a cambiare”

“La magistratura onoraria rappresenta oggi una colonna portante del sistema giudiziario italiano. Ogni anno tratta e definisce oltre la metà dei procedimenti civili, garantendo ai cittadini una risposta di giustizia che, senza il suo apporto, sarebbe semplicemente impossibile assicurare. Questo dato, noto da tempo agli operatori del settore, dovrebbe da solo bastare a collocare la magistratura onoraria al centro del dibattito sulla giustizia.

Nella relazione annuale sull’amministrazione della giustizia presentata alle Camere pochi giorni fa, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha affermato che, dopo la riforma introdotta con la legge n. 51 del 2025, «la magistratura onoraria non è più figlia di un dio minore». Un’affermazione che accogliamo con rispetto e con sincero apprezzamento per l’intento che la ispira, ma che, alla prova dei fatti, appare ancora più come un auspicio che come una realtà pienamente realizzata.

La distanza tra le dichiarazioni e la concreta considerazione istituzionale è emersa in modo evidente proprio oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. I rappresentanti della magistratura onoraria sono stati relegati alla fine degli interventi, in aule ormai vuote per “consunzione”, quando l’attenzione e il confronto erano già venuti meno. Emblematico, in tal senso, quanto accaduto a Napoli, dove la parola è stata concessa ai magistrati onorari addirittura dopo l’intervento del rappresentante dell’Ufficio per il Processo.

Non si tratta di una questione di mera precedenza formale, ma di rispetto istituzionale e di riconoscimento sostanziale del ruolo svolto. È legittimo, ed anzi doveroso, ritenere che la magistratura onoraria abbia il diritto di intervenire immediatamente dopo il rappresentante dell’ANM, quale componente essenziale e strutturale dell’ordine giudiziario, e non come presenza accessoria o residuale.

Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi anni, nonostante le riforme annunciate e parzialmente attuate, la magistratura onoraria continua troppo spesso a essere trattata come la “Cenerentola della Giustizia”: indispensabile per far funzionare il sistema, ma ancora ai margini del riconoscimento pieno, sia sul piano simbolico sia su quello concreto.

Se davvero non è più “figlia di un dio minore”, come affermato dal Ministro, è necessario che questa consapevolezza si traduca in scelte coerenti, in gesti istituzionali chiari e in un cambio di paradigma culturale. Perché il rispetto non si misura solo nelle leggi, ma anche – e soprattutto – nei fatti”.

Così, in una nota stampa, Luigi Vingiani Segretario Nazionale Confederazione Giudici di pace