Rischio idrogeologico, da Bicchielli interrogazione parlamentare su via d’accesso a Monte Gelbison
“Garantire la messa in sicurezza definitiva dell’unica via di accesso al Santuario del Monte Sacro, scongiurando l’isolamento del sito religioso e il collasso dell’economia turistico-religiosa della zona. Accertare eventuali responsabilità e monitorare le operazioni di ripristino ambientale”.
È quanto si legge in un’interrogazione parlamentare del deputato salernitano Pino Bicchielli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, indirizzata al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, per portare alla loro attenzione la frana che, tra il 23 e il 24 dicembre 2024, ha interessato la strada di accesso al Monte Gelbison, nel Comune di Novi Velia (Salerno), causando danni e disagi al territorio e alla popolazione.
“Il cedimento sarebbe originato dai pendii della montagna che sovrastano il parcheggio del ristorante ‘La Montanara’, gravemente danneggiato dai cedimenti che hanno interessato parte della struttura del locale – si legge nel testo dell’interrogazione – Il fronte franoso ha interessato anche l’area protetta del Monte Sacro e, in particolare, l’unica arteria stradale di collegamento con il Santuario del Monte Sacro, che si trova nel comune di Novi Velia, in cima al Monte Gelbison, importante meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo. Il Santuario è inoltre noto per essere uno straordinario punto panoramico sul Cilento, sul Vallo di Diano e sul Golfo di Salerno”.
Nell’interrogazione, il deputato ha inoltre ricordato che l’area colpita dalla frana è stata messa in sicurezza e che, a scopo di mitigazione del rischio, le ordinanze contingibili e urgenti adottate dal Comune di Novi Velia hanno disposto l’interdizione dell’area e la sospensione delle attività del ristorante “La Montanara”, gestito dalla società “CDC Group S.r.l.”.
Il Ministero dell’Ambiente è già intervenuto sulla vicenda, avviando la prevista procedura, coinvolgendo l’ISPRA, per eventuale danno ambientale. “Il legale della società ricorrente ha evidenziato che il TAR, già in fase cautelare, ha ribadito il principio secondo cui, quando il rischio non è definitivamente rimosso, non si possono revocare misure di protezione civile sulla base di istruttorie incomplete o interventi provvisori e che il principio di precauzione non è un’opzione, ma un obbligo giuridico”, ha ricordato Bicchielli.
Da qui la richiesta ai ministri chiedendo che i costi del risanamento non ricadano sulla collettività, ma sui responsabili del prelievo idrico non autorizzato e dell’omessa manutenzione e sbloccare la situazione di stallo che, da oltre un anno e mezzo, impedisce la ripresa dell’attività lavorativa in un contesto territoriale già fragile e soggetto a spopolamento.