IA, P.Paganini (Competere.eu): non conosce le professioni. Conosce i problemi. Il lavoro non scompare ma si scompone.

IA, P.Paganini (Competere.eu): non conosce le professioni. Conosce i problemi. Il lavoro non scompare ma si scompone.

“Da un po’ di tempo ci facciamo sempre la stessa domanda: l’intelligenza artificiale (IA) distruggerà milioni di posti di lavoro? Oppure, come è accaduto con ogni rivoluzione tecnologica, ne creerà di nuovi? È una domanda legittima. Ma probabilmente è quella sbagliata”, è quanto scrive Pietro Paganini, Professore alla Temple University of Philadelphia e Presidente di Competere.eu, in un pezzo a sua firma pubblicato sul quotidiano nazionale L’AltraVoce.
“La vera domanda è un’altra-prosegue- quanto tempo abbiamo per reinventare il lavoro prima che sia il lavoro a reinventare noi? Perché il cambiamento è già iniziato. E forse, per la prima volta nella storia, corre più veloce della nostra capacità di comprenderlo. Ogni grande innovazione ha trasformato il lavoro”, spiega. “L’aratro e il motore hanno amplificato la forza fisica. L’elettricità ha cambiato la produzione. Il telefono ha annullato le distanze. Il computer ha moltiplicato il calcolo. Internet ha democratizzato l’accesso alle informazioni. L’IA fa qualcosa di diverso. Non amplifica né un muscolo né una macchina. Amplifica la nostra capacità cognitiva: ragionare, scrivere, progettare, confrontare ipotesi, immaginare soluzioni”.
Ma la vera novità secondo Paganini è “la velocità. L’elettricità ha impiegato decenni per entrare nelle case. Il computer quasi una generazione. Internet circa vent’anni. L’IA è arrivata ovunque in pochissimo tempo. Per questo non abbiamo davanti una generazione per adattarci, abbiamo pochi anni”. E aggiunge “per oltre due secoli abbiamo costruito l’economia sulla divisione del lavoro. Adam Smith ne intuì la forza osservando una fabbrica di spilli. Da allora imprese, università e perfino identità professionali si sono organizzate attorno alla specializzazione. L’IA non cancella questa logica. La supera. Perché non conosce gli organigrammi. Non distingue tra marketing, ricerca o amministrazione. Conosce soltanto i problemi da risolvere. E lavorando con lei iniziamo a ragionare nello stesso modo: non più per professioni, ma per problemi”. È qui la vera rivoluzione secondo il Presidente Paganini che chiarisce “il lavoro non scompare. Si scompone. Le competenze diventano più mobili e i confini tra professioni iniziano a sfumare. Un professionista può affrontare attività che ieri richiedevano un intero team, non perché sia diventato esperto di tutto, ma perché dispone di uno strumento che gli consente di attraversare discipline diverse”.
Anche la crescita dell’imprenditorialità va letta in questa prospettiva. “L’IA abbassa il costo della complessità. Molte competenze che ieri richiedevano una grande organizzazione sono diventate accessibili anche a un singolo professionista. Non gratuite. Accessibili”. E più che chiederci se l’IA sostituirà gli esseri umani, secondo Pietro Paganini dovremmo chiederci “quali qualità renderanno gli esseri umani sempre meno sostituibili. La risposta ha poco a che fare con la tecnologia. Riguarda il giudizio. La capacità di formulare domande migliori, collegare discipline, esercitare il dubbio, assumersi responsabilità e decidere quando fidarsi della macchina e quando contraddirla. Perché, forse, il cambiamento più grande non è che l’IA cambierà il lavoro. È che cambierà il modo in cui ciascuno di noi penserà al proprio posto nel mondo”.