Legge di bilancio, L. Scalfi (ORA!): tagli alla scuola senza riforme. La manovra sbaglia bersaglio
“Il governo taglia 6.974 posti tra docenti e Ata dal 2027/28, che sommati ai tagli già decisi portano la scuola italiana a perdere circa 15mila unità. La motivazione è il calo demografico: 110-120mila alunni in meno ogni anno. È un dato reale e chi lo nega non fa un favore alla scuola. Ma ridurre il personale in proporzione agli alunni senza cambiare nulla del modo in cui la scuola funziona non è una riforma: è ragioneria”. Così in una nota Laura Scalfi, Direttrice generale del Polo Giuseppe Veronesi e del Liceo STEAM International, e membro della segreteria nazionale di ORA!, il partito fondato dall’ economista Michele Boldrin. E prosegue “il punto non è il numero dei posti ma è dove finiscono i 252 milioni risparmiati. Non tornano alla scuola, nonostante il vago proclama di dotare alcuni istituti scolastici di condizionatori senza dettagli sulle dimensioni e i costi degli stessi. Non vanno agli stipendi dei docenti, tra i più bassi d’Europa. Non finanziano la valutazione, l’autonomia degli istituti, il reclutamento di chi insegna bene, il sostegno a chi resta indietro. Vengono assorbiti da una manovra che, per il resto, continua a spostare risorse sul fronte previdenziale. Si taglia sui ragazzi per pagare il presente: è la stessa scelta generazionale che l’Italia ripete da trent’anni, ed è esattamente quella che ORA! è nato per contestare” spiega la Scalfi che aggiunge “l’Italia destina all’istruzione il 4% del Pil contro una media europea del 4,8%. Con la denatalità in corso avremmo un’occasione storica: a parità di spesa, investire di più su ogni singolo studente. Il governo fa il contrario e la riduce” chiosa Laura Scalfi. “Nel frattempo gli ITS Academy, l’unico segmento della formazione italiana con tassi di occupazione sopra l’80%, ricevono 10 milioni l’anno: un decimo dei risparmi sugli organici, meno del bonus per le paritarie”. Ma anche la reazione sindacale e di parte dell’opposizione convince poco. “Difendere ogni cattedra a prescindere, con o senza alunni, significa difendere lo status quo di una scuola che non valuta, non differenzia le carriere, non premia il merito e assegna i docenti con graduatorie che ignorano le esigenze delle singole scuole. La scuola non ha bisogno di più posti uguali: ha bisogno di autonomia vera, dirigenti che scelgano i propri insegnanti, retribuzioni legate a responsabilità e risultati, un sistema di valutazione nazionale che conti davvero. ORA! propone una strada diversa: usare la transizione demografica per riorganizzare, non per tagliare. Ogni euro risparmiato sugli organici resti vincolato alla scuola e finanzi stipendi più alti per chi assume responsabilità, tempo pieno dove manca, orientamento, formazione tecnica e professionale. E si apra finalmente il cantiere di una riforma dello stato giuridico dei docenti e dell’autonomia scolastica, l’unica che può trasformare un calo di numeri in un aumento di qualità”. E conclude “tagliare è facile. Riformare richiede coraggio. Questa manovra ha scelto la via facile”.